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“Nessuna cortesia all’uscita”
RUMORE lug/ago 2017
Dopo un primo EP introduttivo, non ci saremmo aspettati un disco così incisivo e lucido come quello che, ad oggi, è il debutto sulla lunga distanza per la Vinnie Jonez Band. Il mondo in cui gravitano è profondamente influenzato non solo dall’heavy rock (stoner? Sarebbe estremamente riduttivo definirli così), ma anche dalla grande epopea dell’indie heavy alternative americano. Prendete una canzone come Polvere: dentro c’è l’innovazione dei Queens of the stone age, l’epica malata di certi gruppi SST, aperture alla Alice in chains dalla quale assorbono la matrice blues. Il tutto lanciato con una forza d’urto impressionante. E poi in Vipera rispolverano quel modo di creare densità attraverso i riff i cui maestri sono sempre stati i (primissimi)
Down.
Un disco assolutamente eccellente.
Voto: 8/10.

“Nessuna cortesia all’uscita”
http://www.rockgarage.it

Il buongiorno si vede dal mattino come un eccellente disco si sente dall’attacco del primo brano. Valeva per i classiconi tipo Black Album (con l’arpeggino di Enter Sandman all’inizio) vale per le opere moderne tipo Songs For The Deaf (con le schitarrate incazzate e lo stop’n go da libido di You Think I Ain’t Worth A Dollar, But I Feel Like A Millionaire) e vale anche per Nessuna Cortesia All’Uscita che si apre con una scarica a mille watt degli amplificatori in fiamme di Polvere. E così la Vinnie Jonez Band tira dritto a testa bassa per nove tracce e quarantadue minuti belli incazzosi e ipnotici tanto nei riff, attuali e stonerosi, quanto nei vocal, belli potenti e “cazzimmosi”. Vipera è un massacro in arte fuzz che schiaccia e delizia, e si va avanti e raggiunge l’apogeo quando sull’altare del rock più duro la Vinnie Jones Band compie il suo sacrificio e brucia l’idolo in Idolum (pezzone peraltro ricco di virtuosismi, cambi di ritmi e influenze quasi prog nella parte finale, strumentale melodica e con un arpeggio ultraipnotico).
Un album intenso e che colpisce come un pugno nello stomaco, e Sangue è il pezzo pugno nello stomaco, con un riff veramente godurioso e possentemente stoner. Un album a tratti prog/psichedelico alla maniera stoner di gruppi tipo gli Elder, tratto che si vede in Mi Chiamo Fuori e nella sopracitata chiusura di Idolum. Difficile dire se ci sia un pezzo da cui partire o trovare un difetto nell’analisi di questa prova post-rock (che sembra quasi registrata in presa diretta, stando all’energia devastante che trasmette e lascia addosso). Un disco come Nessuna Cortesia All’Uscita è un fascio di luce divino che gli dei del rock passano finalmente anche sulle terre italiche: per avere gruppi che ci regalano grandi scariche adrenaliniche come Kadavar, Brant Bjork e Royal Blood non serve andare lontano, anche lo stivale a volte ne partorisce, e quando lo fa regala chicche come la Vinnie Jonez Band che, senza nessuna cortesia, impone un sound monolitico stile monolite di 2001 Odissea Nello Spazio, che ci fa sbarellare esattamente come le scimmie intorno al parallelepipedo nero del film.
Se i testi fossero stati in inglese la Vinnie Jonez Band sarebbe già stata pronta per mercati più maturi (in senso di gusto musicale in chiave squisitamente alternative rock) ma il vero terrore che sta dietro all’ascolto di un disco gustoso come Nessuna Cortesia All’Uscita, che alla fine, escludendo il loro EP del 2015 Supernothing (qualche riferimeno a Superunknown??!) è il vero ed intimo debutto della Vinnie Jonez Band, è che concedendo prove così eccelse i ragazzi si brucino in fretta, quando il sottobosco del rock underground targato Italia ha disperatamente bisogno di band che sappiano produrre un album di qualità come Nessuna Cortesia All’Uscita. Quindi noi preghiamo gli dei del rock che non sia così e che il fascio di luce creato dalle ottime vibrazioni di Vinnie continui a illuminarci ab libitum.
by Marco Castoldi
Voto 8,5/10

“Nessuna cortesia all’uscita”
http://www.musicmap.it
Tutte le gradazioni del post-rock, dello stoner e dell’alternative vengono toccate da questo album d’esordio della Vinnie Jonez Band, un gruppo di Palestrina formatosi all’inizio del 2015 che ha come genere di partenza l’heavy rock. La loro più grande qualità è, però, proprio quella di sfiorare infiniti registri musicali racchiusi soprattutto nel decennio dei ‘90s, senza mai irrigidirsi in un solo schema melodico o in una sola influenza musicale. E questo disco ne è la dimostrazione.
Testi intimisti uniti a scariche di chitarra emozionalmente devastanti, a una batteria sempre precisa e che sa essere protagonista in molti tratti del brano; un’aggressione sonora di qualità alta e di una sincerità devastante: queste le carte che gioca la Vinnie Jonez Band, carte che portano con sé grandi responsabilità, e che il gruppo riesce a sfruttare benissimo. “Polvere” detta subito il ritmo: l’atmosfera è grave, battagliera, e con un cantato a metà tra Federico Fiumani e Manuel Agnelli il pezzo diventa una scarica di elettricità potentissimo. Le chitarre, tra ritmica e assoli pungenti, si inseguono in una marea di registri differenti, e l’andamento diventa ipnotico. Questa formula funziona, e la troviamo, variata, altrove, in momenti successivi del disco, come in “Supernulla”, che dal titolo esprime la vena nichilista del gruppo, e che trova nel compendio sonoro una scintilla – paradossalmente – di speranza. “Silenzio”, anche se parte in maniera decisa e furiosa, è uno dei brani più melodici e più riflessivi, dove la rabbia si scontra con una razionalità certamente triste, disarmante, ma anche realista e perciò non priva di squarci di ottimismo. “Ora c’è il tuo nome e riempie il silenzio sempre di più” getta uno sguardo di luce nel presente e nel futuro prossimo.
Sempre hard, vicini al post-rock e al noise, mai troppo classicheggianti, la Vinnie Jonez Band riesce a far filtrare anche qualcosa dal math rock. L’inizio di “Vipera” ne è un esempio; l’ingresso della voce porta invece lontano, con brevi passaggi molto vicini agli Smashing Pumpkins e a quel rock anni ’90 passato alla storia per la sua emozionalità e la sua capacità di rinnovare dall’interno il genere. Se “Corri” prosegue questa strada anni ’90, con una serie di vocalizzi e cori molto interessanti, che aprono prospettive quasi verdeniane, ed è una delle sperimentazioni più interessanti del disco, “Sangue” ripristina quell’andirivieni estremamente grazioso di chitarre e batteria intervallate da una voce che interviene da lontano, con una eco che confonde le parole e crea momenti psichedelici. Il finale del disco spetta a “Mi Chiamo Fuori”, un ottimo rock di stampo statunitense – forse vicino ai tardi Pixies del periodo d’oro – dove la voce compare poco e sa fondersi benissimo con gli strumenti; e a “Nessuna Cortesia”, una guerriglia esplosiva dove la voce è la protagonista assoluta, e sa passare da momenti di rabbia a potenti scariche di energia positiva. Un disco d’esordio molto bello, che amplia le curiosità su questa ottima band e su ciò a cui sapranno vita in futuro. Nel frattempo, è giusto applaudire questi ragazzi. (Samuele Conficoni)


“Nessuna cortesia all’uscita”
Hot Music Magazine, giugno 2017
Primo album per i Vinnie Jonez band ed è subito conferma! Un disco che racchiude tante belle canzoni con la “C” maiuscola, che contengono un’anima desertica tipicamente stoner rock, dei bei testi in lingua italiana che fanno riflettere, e infine hanno il grandissimo pregio di avere energia da vendere. Tutto questo comunque va associato anche ad un alone talvolta sognante e cupo, dove la band mette in mostra i propri lati più intimi. In questo senso dopo la potente iniziale “Polvere”, che fa battere il piedino con molto piacere, passiamo ad atmosfere quasi alla Alice In Chains nella seguente “Silenzio”, senza però dimenticare lo stoner; in questo brano la band alterna riff “grossi” a stralci di più ampio respiro. La batteria scandisce i tempi in modo semplice ma deciso, concreto.
Si prosegue con la rockettara “Vipera”, che però si rivela abbastanza varia, mentre mi ha colpito la canzone “Corri”, puro stoner sulla scia dei Queens Of The Stone Age, con tanto di cori melodici in quasi falsetto, ma inaspettate svisate abbastanza complesse da parte delle chitarre. “Supernulla” suona un po’ come se i Metallica decidessero di fare stoner, e in parte ci avevano provato nell’album “St. Anger”, ma qui diciamo che la situazione è più convincente! Ancora riff sabbathiani nella potente e cupa “Idolum”, dove poi si poggiano strofe di voce che somigliano quasi a litanie, a sermoni diciamo, per poi aprirsi in una tonalità più alta che va a sottolineare un pezzo che si arricchisce man mano che prosegue, con stacchi e ripartenze, chitarre elettriche e chitarre acustiche, melodie di voce azzeccate di sicuro, anche se personalmente avrei preferito che nelle parti più pesanti Gianluca GLC (voce e chitarra), inasprisse un po’ la sua ugola, donando più cattiveria al sound.
L’inizio quasi motorheadiano di “Sangue” è molto d’impatto, e anche il suo proseguimento non tradisce le attese, che però ci riportano in un universo oscuro, dove chitarre tessono armonie strane, storte, dal sapore quasi noise in alcuni punti, e in altri si avvicinano al grunge. I testi rimangono sempre tesi, profondi e anche critici volendo. “Mi Chiamo Fuori” inizia come una ballad rock, ma prosegue nel segno del rock, della psichedelia dal sapore seventies, con tanto di chitarre gemelle blueseggianti sul finale. Una specie di marcia di batteria da parte di Andrea chiude un pezzo riuscito.
Arriviamo quindi alla conclusione dell’album con “Nessuna Cortesia”, che è un po’ la summa di tutto quello che abbiamo ascoltato finora. Riffing serrato e colante grasso, basso pulsante, ritornelli potenti e orecchiabili e drumming sostenuto. Indovinato l’inserto verso metà brano di un organo Hammond a cui segue un assolo che mi ha riportato addirittura in mente i primi Iron Maiden, o comunque un sound hard rock – heavy metal vecchio stile. Disco riuscito in quasi tutte le sue caratteristiche, e che quindi consiglio caldamente. Se poi la voce dovesse diventare ancora leggermente più grintosa, a mio avviso potremmo trovarci senza dubbio di fronte ad una promessa della musica rock italiana. Ma già da oggi questo disco si pone come una quasi totale ipoteca!
Recensione a cura di: Sergio Vinci “Kosmos Reversum”
Voto: 75/100
“Supernothing”, 2015

“Supernothing”, 2015
Rockerilla
rockerilla nov15

“Supernothing”, 2015
Rumore
rumore ottobre 2015


“Supernothing”, 2015
http://www.thenewnoise.it

Accade spesso che i reduci dell’hc, ovverosia ex-membri di band più o meno attive in detto ambito musicale, rinascano artisticamente dalle ceneri del loro passato sotto una forma sempre ruvida ma decisamente addolcita e più sofferente. Sarà l’età che avanza o la semplice ricerca di uno stile più consono a esprimere il proprio malessere, comunque sembrano queste le caratteristiche principali del progetto Vinnie Jonez Band, neonato quartetto laziale che tra le proprie fila annovera ex Payback e Nosebleed Connection,  all’esordio con questo ep di cinque tracce.

Si apre con “Rose”, pezzo dedicato a Rosaria Lopez, vittima del tristemente famoso massacro del Circeo, ed i VJB sembrano mordere subito l’osso con riff ruggenti, sostenuti da un 4/4 up-tempo e cavalcati da parti vocali che a tratti richiamano vagamente i Millencolin. Nel giro di un minuto, però, tutto cambia: il ritmo rallenta e la musica, nel mettersi intorno a una voce più “rarefatta”, diviene cupa e dolente. Da qui riparte la seconda traccia “To The Mountains” e l’alternanza di queste due atmosfere finisce per dominare praticamente tutto l’ep, infrangendosi all’improvviso solo su “Into The Sky”, il cui attacco schizofrenico è seguito da strofe accompagnate con chitarroni metal e un ritornello per nostalgici del rock alternativo anni Novanta, periodo al quale i VJB sembrano ispirarsi non poco.

Potremmo definire il gruppo in questione come una band che palleggia abilmente tra stoner e alt. rock e Supernothing come un lavoro ben confezionato ma carente di personalità. Certo, non la si può pretendere da una band appena formatasi, ma se ne avvertirà la mancanza nel prossimo futuro, qualora il processo di maturazione artistica non proseguisse.

Sofferenti o incazzati? Questo è il dilemma.

 

“Supernothing”, 2015
http://versusgiornale.it
Vinnie Jonez Band: la potenza e la potenzialità di Supernothing

Vinnie Jonez Band è un quartetto di Palestrina che definirei hard rock nel senso moderno del termine; è importante volgere a loro lo sguardo con quest’ottica per poterne intendere la proposta musicale. Supernothing è il loro EP di debutto (autoprodotto) e si compone di 5 brani e 22 minuti di musica a cavallo tra hard rock e territori quasi post-rock e metal; fonde un impianto compositivo e sonoro affine al rock classico con una vena di modernità aprendo la porta a passaggi più sperimentali.

Il lavoro in sé si presenta come un crossover un po’ nostalgico – o forse canonico – nei suoni, tra hard rock, heavy metal e, a mio parere, post-rock; affianco a riffate metal e batterie a tratti punk si avvicinano cambi più atmosferici affini al post-rock più contemporaneo.
E’ abbastanza chiara la voglia del quartetto di proporre un rock energico, così com’è chiaro il suo attaccamento ad un certo periodo storico di quella musica rock che in molti ritengono, ormai, esser morta. Tuttavia, Supernothing si dimostra ambizioso ed eclettico in questo senso: spesso si divincola dal canone andando incontro a soluzioni più ibride.
Trovo apprezzabili l’energia e la dinamicità che il gruppo dimostra di avere e lo stile vocale, interessante anche nella scelta degli effetti e del mix, che trovo abbastanza personale, seppur alle volte eccessivamente ridondante e routinario.
Il sound in generale funziona seppur trovo quasi del tutto assente il basso, un po’ per una questione di mixaggio e un po’ probabilmente per una scelta stilistica del gruppo che ha preferito creare un’estetica sonora incentrata sulle chitarre; questo non va a minare la resa finale ma probabilmente, una scelta diversa, avrebbe potuto aggiungere qualcosa in più.
Sarei curioso di vederli dal vivo – situazione in cui li immagino molto più a loro agio – e sperimentare la massa sonora dei brani che purtroppo sul cd è un po’ soffocata e smorzata.
Per concludere mi vorrei soffermare su To The Mountains, seconda delle cinque tracce, che personalmente ritengo la traccia più riuscita di tutto il lavoro. Le chitarre e la batteria sono qui più efficaci che nel resto del cd, la voce si sposa perfettamente con l’atmosfera evocata dagli strumenti, la struttura del brano è tutto sommato semplice ma interessante e godibile e il tutto procede in maniera organica verso la fine della canzone. L’unica pecca, forse, è la lunghezza del brano che lo rende un po’ troppo prolisso.

Tirando le somme, è un buon inizio quello dei Vinnie Jonez, sicuramente sopra la media dei debutti indipendenti. Pecca ancora un po’ di personalità ma sarebbe una pretesa troppo grossa esigerla già da subito, tuttavia il gruppo si è dimostrato capace di poter raggiungere vette più alte di questa. Tenendo, poi, conto anche del fattore autoproduzione il valore del cd sale, vista la soddisfacente resa sonora e la coesione raggiunta da un’attenta composizione e da un buon lavoro di ingegneria sonora.
L’unico consiglio che mi sento di dare, dal basso del mio pulpito, ai ragazzi è quello di sviluppare di più la propria identità, sia sonora che compositiva, che appare come soffocata dal continuo ripercorrere strade già battute.
Le potenzialità per fare meglio ci sono, la voglia anche – credo – per cui aspettiamo il prossimo lavoro!

Giacomo Guidetti

“Supernothing”, 2015
http://www.iyezine.com

Band composta da musicisti italiani noti nel sottobosco musicale e dall’unione nasce un gran bel disco. Il genere è fortunatamente difficile da definire, anche perché ve ne sono vari citati ed usati in questo disco, che è una gran bella sorpresa. I componenti del gruppo hanno suonato nei Payback, nei The Nosebleed Collection, e Dick Laurent Is Dead, tutti grandi gruppi che ci hanno regalato bei momenti.
Questi ragazzi hanno un feeling particolare con la musica e lo si può sentire da questo ep.
Molti generi vengono usati per arrivare a ciò che loro stessi definiscono non genere. La Vinnie Jonez Band non fa nessun genere in particolare ma fa musica che emoziona e che tiene attaccati allo stereo come per i primi gruppi emo degli anni novanta, una certa epicità declinata vigorosamente in una musica che racchiude molte cose.
Vi sono accelerazioni, ripartenze, momenti più dilatati e riff che in Italia abbiamo sentito raramente, intuizioni felici che sono figlie di un grande amore per la musica. Questi ragazzi ascoltano moltissima musica, la vivono con passione e se li metti insieme poi ti combinano questa roba.
Cinque canzoni che ti fanno desiderare un disco intero, che speriamo arrivi quanto prima

Voto: 8,5

“Supernothing”, 2015
Italia di Metallo
rece_italiadimetallo

“Supernothing”, 2015
Pit of the damned
rece_pit of the damned

 

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